IL RICORDO DI ENRICO BERLINGUER

Ventisette anni fa, era  l’ 11 giugno del 1984, moriva Enrico Berlinguer , Segretario nazionale del PCI.

Un ictus l’aveva colto qualche giorno prima, il 7 giugno, a Padova durante un comizio elettorale per le elezioni europee. La passione civile e l’impegno politico di Enrico Berlinguer, le sue qualità umane e il suo modo di affrontare i problemi dell’Italia e del mondo, restano per me un solido punto di riferimento.

A distanza di tanti anni dalla morte la sua opera politica e il suo esempio mantengono una straordinaria forza e attualità.

Oggi che la politica viene spesso tramutata in spettacolo, costringendoci ad assistere alle mediocri sceneggiate di “leader” nazionali e locali, il ricordo di Berlinguer mi aiuta a mantenere ferma l’idea che c’è  un altro modo di pensarla e praticarla.

In ricordo di Berlinguer ho pubblicato sull’ album fotografico del mio blog (barra dei menu: immagini di una storia), alcune foto del 1981, quando venne a Varese ed ebbi la fortuna di stargli vicino. Qui di seguito riporto alcuni pensieri appuntati in un mio quaderno:

“ Bisogna attrezzarsi per saper essere anche partiti-immagine e partiti d’opinione. Il rischio è quello di diventare solo questo. Perché sarebbe un impoverimento non solo della vita politica , ma della vita dell’uomo in generale”

“Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile intricato  mondo di oggi, può essere conosciuto, interpretato, trasformato e messo al servizio dell’uomo, del suo benessere, della sua felicità. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita”

“Andare avanti con determinazione, slancio, audacia. Non da utopisti che inseguono chimere o da schematici che si abbarbicano ai testi; non da estremisti che si lanciano in velleitarie fughe in avanti, ma neppure da opportunisti che si acconciano al presente, navigando di piccolo cabotaggio che seguono il tracciato delle coste; noi vogliamo affrontare le sconfinate distese del mare aperto per approdare ad una nuova società a misura dell’uomo”.

“La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della  politica e della amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e metterli in galera. La questione morale, nell’Italia di oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica   e con i metodi di governo di costoro …. ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano”.

“Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri, gli emarginati, gli svantaggiati vadano difesi e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino alla cosa pubblica deve essere assicurata.”

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