FONTANA E LA RISERVA INDIANA

Risposta al Sindaco di Varese

Egregio Signor Sindaco,

La ringrazio sinceramente per l’attenzione prestata alle mie valutazioni sul rapporto tra maggioranza e opposizione e spero non se ne dolga se prendo spunto dalla sua risposta  per puntualizzare meglio il mio pensiero. Per me, distinguere con nettezza i ruoli di maggioranza e opposizione non significa negare il valore del confronto, né  respingere a priori la possibilità di posizioni convergenti su alcune decisioni. L’avranno informata male sul mio conto, ma posso assicurarLe che non sono così ingenuo da ignorare il ruolo proprio delle istituzioni e l’utilità del confronto aperto e senza pregiudiziali. Così come non mi turba più di tanto neppure l’idea che si possano determinare convergenze e intese sulla soluzione da dare ai problemi concreti (e non penso certamente agli atti dovuti, come ad esempio, la  sistemazione di strade e marciapiedi).

Il mio è un giudizio squisitamente politico e mi creda, pur apprezzando la sua ironia, non ha nulla a che fare con l’archeologia e i musei preistorici. Chi mi conosce sa bene quanto mi siano ostici il minoritarismo e le pratiche politiche autoreferenziali e poi, me lo lasci dire, in quanto a frecce e freccette quelli della “riserva indiana” possono almeno vantare una certa esperienza. Fuor di metafora è più facile convincermi  dell’esistenza di Babbo Natale che non di una maggioranza unicamente preoccupata del futuro della città. In quanto agli anacronismi, meglio sorvolare.

L’equivoco di fondo è che Lei ne fa una questione di valutazioni e collocazioni “personali” mentre le mie considerazioni sono squisitamente politiche.

Chiarisco. Lei è certamente persona affabile e culturalmente aperta ma , forse suo malgrado, rappresenta un partito e una maggioranza che obiettivamente non mi pare Le somiglino tanto, né sembra – leggendo le cronache di queste ore – condividano la bontà delle sue idee.  Sugli schematismi ideologici potrei parlare a lungo citando il vostro beneamato Cavaliere di Arcore (che vede complotti e comunisti in ogni angolo) oppure le fobie di chi su immigrazione e sicurezza ha costruito le sue fortune elettorali, ma mi consenta di insistere su un punto: quali contenuti programmatici e quale cultura hanno ispirato quel volantino, distribuito non più tardi di quindici giorni fa, in cui l’eventuale vittoria della “sinistra” a Varese veniva equiparata all’avvento di “zingaropoli”?

Iperbole, mi si dirà. Ma, in questi ultimi vent’anni, da un iperbole all’altra qualcuno è vissuto di rendita.

Lei sostiene poi che “buoni e cattivi” vanno individuati in rapporto agli sforzi e ai pensieri che ciascuno sa rivolgere al territorio. Vede, qui  c’è una differenza sostanziale. Io non penso che le persone siano buone o cattive in ragione della provenienza o delle appartenenze politiche, dico più semplicemente che la collocazione politica spiega già moltissimo della visione che ciascuno ha del “territorio”. Se Lei vuole invece sostenere che le appartenenze politiche sono insignificanti rispetto alle scelte di governo, risulterebbe incomprensibile ai più la conclusione delle battaglie da Lei condotte contro il suo stesso governo. Lei ha resistito minacciando più volte le dimissioni, ma l’unica certezza rimasta ai Comuni sono i drastici tagli operati dal suo amico Tremonti. Come vede la tesi  è già stata smentita dai fatti e comunque non vorrei essere nei suoi panni a spiegarla in una  assemblea della Lega.

Convengo che i problemi debbano essere affrontati senza pregiudizi e senza preconcetti. In campagna elettorale, noi di SEL ci siamo sforzati di avanzare proposte concretissime anche quando altri svolazzavano proponendo temi e soluzioni inconsistenti. A me è toccato l’onore  di essere capolista di un gruppo di candidati certamente avulsi dagli schemi ideologi e seriamente impegnati  quotidianamente e da tempo sui problemi della città. Abbiamo detto e scritto  cose concretissime dal progetto stazioni all’università,  dalla cultura all’ambiente, dalla scuola ai diritti  civili. Perciò chi ha davvero a cuore il confronto e crede nella coerenza tra parole e fatti avrà modo di dimostrarlo valutando seriamente le proposte formulate e quelle che formuleremo a partire dalla prima seduta di Consiglio comunale.

Rilevo infine con piacere che entrambi crediamo nella democrazia; a differenza di Lei però io ho praticato il “centralismo democratico” e continuo a rimpiangerlo soprattutto ora che, sotto i nostri occhi, i partiti sono dominati da un padre-padrone o piegati  alle scorrerie  delle guerre per bande.

Con stima.

Rocco Cordì

PS:  Gaber da grande artista quale era ricorrendo all’ironia e all’autoironia non penso volesse anticipare i tempi, più concretamente ha agito nel suo di tempo per  denunciare, prendendone le distanze, una sinistra salottiera e radical-chic impegnata sul nulla perché aveva smarrito le ragioni profonde del suo essere.

Varese 8 giugno 2011

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Egregio Consigliere Cordì,

ho letto con attenzione la Sua missiva in cui espone con chiarezza una visione, la Sua, sul ruolo di maggioranza ed opposizione.

Ne prendo atto, ne apprezzo la lucidità e la coerenza ma, purtroppo, non la condivido per nulla.

Nella mia attività di amministratore mi sono dovuto occupare anche di archeologia, ma esclusivamente dal punto di vista museale, non certo da quello politico. In politica ho apprezzato ed apprezzo molto di più la capacità di immaginare e costruire con lo sguardo rivolto al futuro, invece che rimanere ancorato a schematismi ideologici improduttivi, anacronistici e, soprattutto, del tutto scollegati dalla realtà.

Non potrei altrimenti spiegare tutte le battaglie che, da Sindaco, ho condotto, anche in contrasto con l’attuale maggioranza di governo, in nome della collettività che rappresento.

La mia visione del governo locale non prevede la nascita di un partito unico del “volemose bene”, ma certo non è neppure pregiudizialmente contraria alle idee altrui solo in ragione della provenienza. E’, al contrario, la visione di chi vede nel territorio amministrato l’unico vero obiettivo cui rivolgere sforzi e pensieri, che vanno divisi certo in buoni e cattivi, ma non sulla base dell’appartenenza politica.

Sono più di vent’anni che il genio di Giorgio Gaber ha cantato:

“Io direi che il culatello è di destra

la mortadella è di sinistra

se la cioccolata svizzera è di destra

la Nutella è ancora di sinistra.

Ma cos’è la destra cos’è la sinistra… “

Siamo tutti d’accordo sul fatto che Gaber fosse in grande anticipo sui tempi, però forse oggi proseguire, almeno a livello locale, su questo genere di contrapposizioni sembra un filo antistorico.Credo che oggi la politica debba affrontare i problemi senza pregiudizi e senza preconcetti, e che abbia il dovere, con onestà intellettuale ed attraverso il confronto, anche aspro se occorre, di scegliere le risposte migliori per la collettività, non le più comode o quelle atte a compiacere i propri sostenitori, le migliori in quanto le più utili ed adeguate ai cittadini.Egregio Consigliere, sono stato e sarò ancora un Sindaco capace di ascoltare e di accettare il confronto democratico, ne chieda notizia ai Suoi colleghi di minoranza nel passato Consiglio Comunale, non ho mai amato le riserve indiane e spero Lei non ci si voglia rinchiudere da solo rifiutando ogni dialogo, anche se questo è, naturalmente, nelle Sue corde, non dipende da me. Ad ogni buon conto non tema, saprò amministrare anche operando scelte e se il Consiglio Comunale vorrà condividerle, almeno a maggioranza, tanto meglio, altrimenti si vedrà.

Così vedo le cose perché credo nella Democrazia e non ho mai amato il Centralismo Democratico, Lei certo mi capirà.

Un saluto cordiale.

7/06/2011                                                      Attilio Fontana

 

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