Piazza Repubblica. La storia infinita. 1

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“Chissà se davvero le megaopere, quelle che dovranno cambiare faccia alla città, saranno un giorno in cantiere. Chissà se idee e denari troveranno la strada giusta per ridare credibilità ai nostri amministratori civici”. Questi erano i dubbi espressi da un cronista della Prealpina in un articolo pubblicato nel lontano luglio del 1987 (trenta anni fa!) in cui informava i lettori del “nuovo progetto” di piazza Repubblica. Dubbi profetici! Progetto che l’Amministrazione comunale (guidata dal Sindaco Maurizio Sabatini DC/CL) aveva definito in quei giorni dopo un lungo e accidentato percorso di trattative, verifiche e controverifiche, definendolo un progetto “sensazionale di rivoluzione urbanistica” che avrebbe ridisegnato i connotati del centro cittadino.

Il progetto, da realizzare in sinergia tra pubblico e privato, prevedeva la realizzazione di un albergo con 150 posti letto, un teatro capace di accogliere 1.800 persone e “nuovi eleganti palazzi dove manager e professionisti possano azionare le leve di commercio e servizi”.

La “nuova proposta” poneva fine alle innumerevoli altre precedenti che vedevano il teatro posizionato per la città ora qua, ora là, dal Parco Baroggi a Via S. Francesco a Piazzale Kennedy. Il megaprogetto che avrebbe dovuto suscitare le invidie anche della vicina Lugano finì come tutti sappiamo nel “buco” del multipiano, nel centro commerciale e nel Teatro tenda. Il risultato di quello che doveva essere un progetto “rivoluzionario” è sotto gli occhi di tutti.

Non a caso il tema di ridisegnare piazza Repubblica continuerà ad occupare anche nei decenni successivi e fino ad oggi, l’attenzione degli amministratori comunali e dei privati.

La telenovela ricomincia nel 1994 quando la Giunta presieduta dal borgomastro leghista Raimondo Fassa decide (28 ottobre) di acquistare l’ex Caserma Garibaldi in connessione con il Collegio S. Ambrogio (dove in quegli anni si era insediata la costituenda Università dell’Insubria). L’impegno era stato assunto alla sottoscrizione dell’Accordo di programma per l’Università (gli “obblighi” assunti dal Comune di Varese saranno poi riportati integralmente, qualche anno dopo, nel decreto istitutivo dell’Università dell’Insubria del 14 luglio 1998).

 

Un anno dopo (23 novembre 1995) il Sindaco Fassa “in esecuzione dell’accordo di programma invia al Ministero delle Finanze la richiesta di acquisto della ex Caserma precisando che L’edificio avrà come destinazione specifica quella di sede del Rettorato, dell’Aula Magna e dell’Istituto per il diritto allo studio dell’Università di Varese, nonché dell’Ufficio di Segreteria e di altri uffici … fatta salva la possibilità di destinarne la parte eventualmente restante all’attività didattica”. 

 

Tra il dire e il fare però c’è sempre di mezzo il mare e qualche volta anche l’oceano che, in terre di laghi, fa ancora più impressione. Per capirlo i nostri amministratori impiegheranno ancora qualche anno. Infatti la ex-Caserma resta tale, in quanto non viene acquistata.

 

Ma per scoprire le ragioni e le conseguenze del mancato acquisto sono costretto a rinviare, per ragioni di spazio e per non abusare della vostra pazienza, alla puntata di settimana prossima.

 

Rocco Cordì, il mohicano, Varese 13 marzo 2017

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